Castello di Avio
Via al Castello - Avio (Trento)
Tel 0464684453 - Fax  0464684299

E-mail: faiavio@fondoambiente.it

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Descrizione

In cima a uno sperone roccioso si erge il Castello di Avio, che domina la frazione di Sabbionara e si affaccia sulla Val Lagarina solcata dal fiume Adige.
Si accede al Castello passando per una porta-torre coronata da merli a coda di rondine. Sulla destra emerge presto la mole di una torre che spicca tra le mura orientali: è la “Picadora”, chamata così perché, secondo la tradizione, sulla terrazza venivano impiccati i condannati.

Castello di Avio

Nell’ampio perimetro delle mura e su un’area fortemente ripida si ergono in basso la Casa delle Guardie, al centro l’imponente mole del Palazzo Baronale in pietra grigia del Baldo e in cima  il Mastio.
 
Casa delle Guardie
Al primo piano della Casa delle Guardie c’è un’Anticamera con le quattro pareti decorate – secondo la moda veronese del Trecento – da losanghe scalinate policrome su fondo bianco, ciascuna contrassegnata al centro da una lettera gotica con funzione ornamentale.
 
Dall’Anticamera si accede alla celebre Stanza delle Guardie dove le quattro pareti sono affrescate con scene militari che si svolgono su due registri, mentre lo zoccolo inferiore è decorato da una pelliccia di vaio. La precisione con cui sono disegnate armi e armature ha permesso di datare l’opera tra il 1350 e il 1360. Gli affreschi furono eseguiti probabilmente da una maestranza locale trentina, influenzata sia dalla pittura veronese che da certi stilemi d’Oltralpe, che si rivelano negli espressionismi dei visi (contorni marcati e luci violente): sono dunque una testimonianza dell’incontro tra nord e sud in una zona che ne fa da cerniera.
 
Mastio
Il Mastio è un’imponente torre a pianta esagonale che risale ai secoli XI e XII, la costruzione più antica del castello. Vi si accede da una scala in pietra, mentre in origine, per ragioni difensive, ci si serviva di una scala in legno retraibile all’interno del Mastio.
Al pianoterra esiste un piccolo locale ritenuto la “muda”, cioè la prigione ricavata probabilmente quando il castello era sotto la dominazione di Venezia.
 
Particolarmente significativo è il ciclo di affreschi che decora le pareti e la volta del quarto piano, la cosiddetta “Camera di Amore”. Sulla parete meridionale è raffigurato un cavallo al galoppo, montato da Amore,  disegnato con corpo di adolescente (ora non più visibile), rosse ali e zampe di rapace; con gli occhi bendati scaglia contemporaneamente un’asta e una freccia.
 
Un’altra asta lanciata sfiora una donna impassibile, che tiene tra le braccia un cagnolino, simbolo di fedeltà, ma arriva a colpire un giovane cavaliere che cade in ginocchio, con le braccia spalancate e il viso sgomento. Questa scena, come le altre, appare tra le quinte di un tendaggio di vaio dipinto lungo tutte le pareti. Questi affreschi, databili tra il 1330 e il 1333, sono attribuibili a un maestro di grande levatura di provenienza veneto-emiliana.

Palazzo Baronale
Al Palazzo Baronale si accede dalla corte, dove si conserva una vera da pozzo quadrangolare, che serviva una grande cisterna. Il corpo principale del palazzo ha una pianta “a L”, si eleva nella parte più antica del castello e occupa lo spazio a ridosso della cinta meridionale interna del primo nucleo fortificato. Il Palazzo era stato fatto scoperchiare nel 1812 da Carlo Ercole Castelbarco per evitare che venisse tassato. Il FAI nel 1978 ha edificato un tetto di coppi poggiato su capriate e la Provincia Autonoma di Trento ha curato il restauro degli affreschi recuperando il ricco parato decorativo a sfondo rosso della parete meridionale del salone centrale. Lo zoccolo è decorato da un velario di vaio e il resto della parete è suddiviso da motivi geometrici, disposti su due registri, che racchiudono scenette simboliche inquadrate da piante stilizzate di derivazione miniaturistica. Tra queste, ben riconoscibili sono due amanti teneramente abbracciati secondo una tematica che ha il suo raffronto nella Camera di Amore nel Mastio, sia pure con esecuzione di qualità ben inferiore.
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